.

demofabrico
Si può fare?
politica interna
7 febbraio 2009
Pericolo di Golpe

La svolta bonapartista
di EZIO MAURO

La svolta bonapartista 

UNA questione di vita e di morte, una tragedia familiare, un caso di amore e di disperazione tra genitori e figlia che cercava di sciogliersi nella legalità dopo un tormento di 17 anni, è stato trasformato ieri da Silvio Berlusconi in un conflitto istituzionale senza precedenti tra il governo e il Quirinale, con il Capo dello Stato che non ha firmato il decreto d'urgenza del governo sul caso Englaro, dopo aver inutilmente invitato il Premier a riflettere sulla sua incostituzionalità, e con Berlusconi che ha contestato le prerogative del Presidente della Repubblica, annunciando la volontà di governare a colpi di decreti legge senza il controllo del Quirinale. Pronto in caso contrario a "rivolgersi al popolo" per cambiare la Costituzione.

Il Presidente del Consiglio non era mai intervenuto in questi mesi nel dibattito morale, politico e culturale sollevato da Beppino Englaro con la scelta di chiedere la sospensione della nutrizione artificiale per sua figlia, ponendo fine ad un'esistenza vegetativa di 17 anni, giudicata irreversibile da 14. Ma ieri l'istinto populista ha consigliato al Premier di scegliere proprio il dramma pubblico di Eluana, giunto al culmine della sua valenza emotiva sollecitata dalla cornice di sacralità guerresca del Vaticano, per sfidare Napolitano su una questione di fondo: il perimetro e la profondità del potere del suo governo, che Berlusconi vuole sovraordinato ad ogni altro potere, libero da vincoli e controlli, dominus incontrastato del comando politico.

È uno scontro che segna un'epoca, perché chiude la prima fase di un quindicennio berlusconiano di poteri contrastati ma bilanciati e ne apre un'altra, che ha l'impronta risolutiva di una resa dei conti costituzionale, per arrivare a quella che Max Weber chiama l'"istituzionalizzazione del carisma" e alla rottura degli equilibri repubblicani: con la minaccia di una sorta di plebiscito popolare per forzare il sistema esistente, disegnare una Costituzione su misura del Premier, e far nascere infine un nuovo governo, come fonte e risultato di questa concezione tecnicamente bonapartista, sia pure all'italiana.
Il caso Eluana, dunque, nel momento più alto della discussione e della partecipazione del Paese, si è ridotto a pretesto e strumento di una partita politica e di potere. Berlusconi aveva infine ceduto alle pressioni del Vaticano e all'opportunità di dare alla sua destra senz'anima e senza tradizione un'identità cristiana totalmente disgiunta dalle biografie e dai valori, ma legata alla precettistica e alle politiche concrete della Chiesa: così ieri mattina ha annunciato al Consiglio dei ministri la volontà di varare un decreto legge di poche righe, per vanificare la sentenza definitiva della magistratura che accoglie la richiesta di Beppino Englaro, e per impedire la sospensione già avviata ad Udine dell'alimentazione e dell'idratazione per Eluana.

Il Presidente della Repubblica, che già aveva spiegato giovedì al governo l'insostenibilità costituzionale del decreto, ha deciso di assumersi su un caso così delicato una pubblica responsabilità, che non si presti ad equivoci davanti all'esecutivo, al Parlamento, alla pubblica opinione. Dando forma e sostanza all'istituto della "moral suasion", ha scritto una lettera a Berlusconi in cui spiega le ragioni che rendono impossibile il decreto, se si guarda - come il Capo dello Stato deve guardare - soltanto alla Costituzione, ai suoi principi, ai criteri che stabilisce per la decretazione d'urgenza. C'è una legge sul fine-vita davanti al Parlamento, dice Napolitano nel messaggio, c'è la necessità di rispettare una pronuncia definitiva della magistratura, se non si vuole violare "il fondamentale principio della separazione e del reciproco rispetto" tra poteri dello Stato, c'è la norma costituzionale dell'uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge, quella sulla libertà personale, quella sulla possibilità di rifiutare trattamenti sanitari. Ci sono poi i precedenti di altri inquilini del Quirinale - Pertini, Cossiga, Scalfaro - che non hanno firmato decreti-legge, e soprattutto c'è la funzione di "garanzia istituzionale" che la Costituzione assegna al Capo dello Stato. Da qui l'invito al governo di "evitare un contrasto", riflettendo sulle ragioni del no del Presidente.

Con ogni probabilità è stato questo richiamo al ruolo di garanzia del Quirinale, unito al gesto pubblico di rendere nullo il decreto del governo, rifiutandosi di emanarlo, che ha convinto Berlusconi a sfruttare l'occasione per aprire la contesa suprema sul potere al vertice dello Stato. In conferenza stampa il Premier ha spiegato la sua scelta sul caso Englaro con motivazioni morali ("Non mi voglio sentire responsabile di un'omissione di soccorso per una persona in pericolo di vita") ma anche con giudizi medico-scientifici approssimativi ("Lo stato vegetativo potrebbe variare"), e con affermazioni incongrue e sorprendenti: "Eluana è una persona viva, che potrebbe anche avere un figlio".

Ma il cuore del ragionamento berlusconiano è un altro: la lettera di Napolitano è impropria, perché il giudizio sulla necessità e urgenza di un decreto spetta per Costituzione al governo e non al Quirinale, mentre il giudizio di costituzionalità tocca al Parlamento. Non solo, ma il decreto d'urgenza è l'unico vero strumento di governo in un sistema costituzionale antiquato. E se il Capo dello Stato "decidesse di caricarsi della responsabilità di una vita", non firmando il decreto, il governo si ribellerebbe invitando il Parlamento "a riunirsi ad horas" per approvare "in due o tre giorni" una legge stralcio che anticipi il testo in discussione al Senato, bloccando così l'esito della vicenda Englaro. Eluana, tuttavia, è già sullo sfondo, ridotta a corpo ideologico e a pretesto politico. Ciò che a Berlusconi interessa dire è che non si può governare il Paese senza la piena e libera potestà governativa sui decreti legge. "Si può arrivare ad una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo".

La sfida è esplicita, addirittura ostentata. Quirinale e Parlamento devono capire che il governo assumerà il potere legislativo attraverso i decreti legge, della cui ammissibilità sarà l'unico giudice, con le Camere chiamate ad una ratifica automatica di maggioranza e il Capo dello Stato costretto ad una firma cieca e meccanica. Berlusconi vuole decidere da solo, in un'aperta trasformazione costituzionale che realizza di fatto il presidenzialismo, aggiungendo potestà legislativa all'esecutivo nella corsia privilegiata della necessità e dell'urgenza, criteri di cui il governo è insieme beneficiario e giudice unico, senza lasciar voce in capitolo al Capo dello Stato. Un Capo dello Stato minacciato pubblicamente dal Premier, se non firma il decreto per un deficit costituzionale, di "caricarsi della responsabilità di una vita". Qualcosa che non era mai avvenuto nella storia della Repubblica, per i toni politici, per i modi istituzionali, per la sostanza costituzionale: e anche per la suggestione umana.

La risposta di Napolitano poteva essere una sola: con rammarico, il Presidente non firma, perché il decreto è incostituzionale. L'assunzione di responsabilità del Quirinale rende nullo il decreto, e costringe Berlusconi a imboccare la strada parlamentare, sia pure con le forme improprie annunciate ieri. Ma la lacerazione rimane, il progetto di salto costituzionale anche. È un progetto bonapartista, con il Premier che chiede di fatto pieni poteri in nome del legame emotivo e carismatico con la propria comunità politica, si pone come rappresentante diretto della nazione e pretende la subordinazione di ogni potere all'esecutivo. Avevamo avvertito da tempo che qui portavano le leggi ad personam, i "lodi" che pongono il Premier sopra la legge, la tentazione continua di sovraordinare l'eletto dal popolo agli altri poteri. Ieri, Napolitano ha saputo opporsi, in nome della Costituzione. La risposta del Premier è stata che il Capo dello Stato non potrà mai più opporsi, e la Costituzione cambierà.

Ecco perché la data di ieri apre una fase nuova nella vita del Paese, una Terza Repubblica basata su una nuova geografia del potere, una nuova legittimità costituzionale, un nuovo concetto di sovranità, trasferito dal popolo al leader. Si può far finta di non vedere cosa sta accadendo, con l'immorale pretesto della tragedia di Eluana? Ieri la voce più forte a sostegno di Napolitano è stata quella del Presidente della Camera, che sembra ormai muoversi in un perimetro laico e costituzionale, da destra repubblicana. Dall'altra sponda del Tevere, mai così stretto, è venuto il plauso a Berlusconi del Cardinal Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, e la sua "profonda delusione" per la scelta di Napolitano di non firmare il decreto. Come se insieme alle chiavi di San Pietro il Vaticano avesse anche la golden share del governo italiano e delle sue libere istituzioni. Certo, sotto gli occhi attoniti del Paese e sotto gli occhi che non vedono di Eluana Englaro ieri è andato in scena uno scambio di favori al ribasso, col Dio italiano consegnato alla destra berlusconiana, come un protettorato, in cambio di una difesa di valori disincarnati e precetti vaticani, da parte di un paganesimo politico servile e mercantile. Dal caso Eluana non nasce una forza cristiana: ma un partito ateo e clericale insieme, che è tutta un'altra cosa.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. svolta bonapartista

permalink | inviato da brando125 il 7/2/2009 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 aprile 2008
Si poteva fare
 "Al Senato può scapparci il pareggio. In alcune regioni il Pd potrebbe vincere di poco rispetto al Pdl e arrivare a prendere il 54%. Dunque il Pd è in gara, soprattutto al Senato".
(Stefano Ceccanti, costituzionalista, consigliere di Veltroni e candidato Pd, La Stampa, 28 gennaio 2008).

"Il Pd andrà a prendere i voti innanzitutto nell'elettorato del centrodestra. Farà il pieno del centrosinistra, ma sarà sicuramente in grado di intercettare il voto della Cdl, in particolare di Forza Italia, di giovani, ceti urbani, persone che vogliono cambiare il Paese e pensano che il ritorno di Berlusconi, con tutta la comitiva del '94, appare la cosa più vecchia che si possa proporre".
(Massimo D'Alema, ministro degli Esteri, l'Unità, 10 febbraio 2008).

"Vinciamo noi, ca va sans dire. Ma al Senato l'ipotesi pareggio potrebbe essere analoga a quella del 2006". (Walter Veltroni, leader del Pd, il Giornale, 16 marzo 2008).

"Sapremo convincere gli indecisi. Strategico il rilancio del Sud. La partita è aperta anche alla Camera".
(Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, l'Unità, 27 marzo 2008).

"C'è un sondaggio che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di 3 o 4 seggi al Senato". (Walter Veltroni, il Gazzettino, 27 marzo 2008).

(15 aprile 2008

"Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai apertissima, con ottime possibilità di vittoria Sono loro che parlano di pareggio. Man mano che noi cresciamo, scendono gli indecisi, o viceversa... Un'onda che travolge" (Walter Veltroni, l'Unità, 30 marzo 2008)

"Noi le elezioni le vogliamo vincere, eravamo sotto di 22 punti, adesso siamo lì, a un'incollatura. Il nostro gruppo parlamentare potrà governare il Paese" (Walter Veltroni, La Stampa 2 aprile 2008)

"Ci sono tutte le condizioni per vincere ancora una volta al Senato in Campania" (Luigi Nicolais, ministro della Funzione pubblica e fedelissimo di Antonio Bassolino, candidato Pd, La Stampa, 5 aprile 2008)

"Stiamo assistendo alla più spettacolare rimonta della storia politica. Manca solo l'ultimo miglio. Mai come oggi è stato chiaro che possiamo vincere" (Walter Veltroni, l'Unità, 7 aprile 2008)

"Il vantaggio di Berlusconi non c'è più" (Antonello Soro, capogruppo Pd alla Camera, l'Unità, 7 aprile 2008)

"Il berlusconismo appartiene al passato. La destra non è più in grado di interpretare le domande, le aspettative, le ansie di un Paese che chiede altro alla politica. Questa campagna elettorale ha avuto un unico protagonista: il Partito democratico" (Piero Fassino, l'Unità, 13 aprile 2008)

(16 aprile 2008)

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. si poteva fare

permalink | inviato da brando125 il 16/4/2008 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 aprile 2008
Coraggio
Mancano poche ore....
Come ogni volta alla fine si serrano le fila e ci si stringe attorno al candidato riformista.
Si mettono da parte i malumori i maldipancia e si corre dritti all'obiettivo.

Spero Lunedi sera di potermi addormentare sereno...
Coraggio Walter..coraggio PD....

In bocca al lupo a tutte le persone di buona volontà.

 



permalink | inviato da brando125 il 11/4/2008 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 marzo 2008
Che coerenza Signori della destra


 

Umberto Bossi

Segretario Lega Nord

17 FEBBRAIO 2008    
"E'giusto vendere Alitalia ad Air France perchè altrimenti fallisce. Ma bisogna salvare i lavoratori di Malpensa"

19 MARZO 2008
"Air France dovrà aspettare e trattare con il nuovo Governo. Prodi ha regalato non solo Alitalia ma anche Malpensa"


Gianfranco Fini
Popolo della Libertà

19 DICEMBRE 2008
"La via per risanare Alitalia è la fusione con Air France; evitiamo però la guerra Fiumicino-Malpensa. Io preferisco Fiumicino."

20 MARZO 2008
"Prima hanno detto che Air France era la sola via per salvare Alitalia. Poi abbiamo scoperto che l'hub sarà solo Fiumicino..."


Giulio Tremonti
Popolo delle libertà

19 MARZO 2008
"Si ad Air France, lo dice anche il Presidente Berlusconi. E' che non si fa così, da dilettanti allo sbaraglio"

20 MARZO 2008
"Se a fianco dell'ipotesi AirOne emergesse una cordata di industriali, anche non italiani, sarebbe un'ottima cosa"


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. alitalia coerenza destra

permalink | inviato da brando125 il 21/3/2008 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 marzo 2008
Un articolo

 

ALITALIA: DESTINAZIONE FINALE

da lavoce.info

L'offerta di Air France può apparire indigesta. Ma i margini di trattativa sono ridotti quasi a zero perché Alitalia ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d'Europa. E anche perché non ci sono state, in quindici mesi, concrete offerte alternative. I diritti di traffico (e gli slots) sono il suo unico valore. Se salta la scadenza del 31 marzo, però, andrà inevitabilmente verso il fallimento.

Non è affatto detto che la lunghissima agonia di Alitalia giunga a una qualche conclusione in tempi brevi. Purtroppo, l’atto finale – che vede molti attori in scena in posizione negoziale – coincide con la campagna elettorale. Il che significa che il governo non ha l’autorevolezza e il potere per coordinare e guidare una trattativa complessa tra gli acquirenti di Air France-Klm, i sindacati, la Sea, i politici lombardi: gli manca infatti completamente l’orizzonte temporale necessario a rendere credibili promesse e minacce.

VERSO IL BARATRO

Quanto affermato da Tommaso Padoa-Schioppa nell’intervista al Corriere della Sera del 19 marzo è perfettamente corretto sotto il profilo tecnico: “la partita può avere soltanto tre conclusioni: l’esito positivo della trattativa, l’arrivo di un’offerta concorrente o l’amministrazione straordinaria con la probabile liquidazione della compagnia”, cioè il fallimento. Il clima di campagna elettorale fa però sì che improvvisati Dulcamara lascino intendere l’esistenza di qualche “specifico, simpatico, prolifico” capace di ringiovanire la “matrona rigida” (Alitalia) senza danneggiare Malpensa, senza tagliare posti di lavoro e senza far sborsare altri soldi all’erario. Il rischio è che, in un ambiente così drogato, la trattativa si ingarbugli fino alla scadenza del 31 marzo. Dopodiché, si scivolerebbe inevitabilmente nel baratro del fallimento.

UN’OFFERTA SENZA ALTERNATIVE

L’offerta di Air France può apparire indigesta, confezionata in modo abbastanza puntiglioso e ultimativo da far ribollire l’orgoglio nazionale. Eppure, le condizioni in cui Alitalia è stata ridotta da una politica (nazionale non meno che locale) cieca e rapace, da sindacati rissosi e corporativi, da un management inetto e cedevole alle richieste di tutti sono tali da dover far prevalere la vergogna nazionale sull’orgoglio. Se oggi i margini di trattativa sono ridotti quasi a zero è perché Alitalia ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, continua a perdere centinaia di milioni di euro l’anno (da dieci anni, non da ieri) insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d’Europa e ha deteriorato gran parte del suo brand name.
Ma i margini sono stretti anche perché non ci sono state, in quindici mesi, offerte concrete alternative a quella di Air France. Air One (1) ha perduto due volte l’occasione: non ha presentato un’offerta nel luglio 2007, quando tutti gli altri concorrenti si erano ritirati dalla barocca procedura d’asta allora messa in piedi dal ministero dell’Economia, ha presentato un’offerta non credibile a dicembre 2007, spingendo così il governo alla trattativa in esclusiva con Air France. L’invocata cordata lombarda è stata proprio come l’araba fenice secondo Da Ponte: “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. C’è ancora la possibilità di un’offerta migliorativa rispetto a quella di Air France-Klm, ma nessuno si è fatto avanti. Berlusconi evoca (invoca?) di nuovo Air One, poi i suoi figli: staremo a vedere.

REAZIONI SCONTATE

Scontata era la reazione negativa dei sindacati agli esuberi annunciati dal presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta: circa 2100 unità tra Alitalia Fly e Alitalia Servizi. A veder bene, si tratta di un taglio inferiore al 15 per cento dei dipendenti totali delle due aziende, comunque coperti da un regime particolarmente generoso di cassa integrazione istituito dal governo nell’ottobre 2004. Era irragionevole attendersi tagli meno incisivi. E non è chiaro, ora, se la voce grossa dei sindacati sia da spiegarsi con la consueta prassi negoziale o se veramente avessero aspettative irragionevoli. In ogni caso, va rammentato che il fallimento porta a circa 15mila “esuberi” (se includiamo Alitalia Servizi) o circa 11.400 se si include solo Alitalia Fly. Ci sono poi gli azionisti privati di Alitalia (il 50,1% del capitale) che certo non gioirebbero per il fallimento.
Altrettanto scontata la reazione negativa del “partito del Nord”, anche se, per quanto riguarda Malpensa, nell’offerta di Air France non c’è nulla di nuovo rispetto al piano industriale presentato nell’autunno scorso da Maurizio Prato. Spinetta è stato chiarissimo: “Il grosso delle perdite di Alitalia è generato da Milano Malpensa. Dal punto di vista industriale mi sembra ragionevole la scelta di concentrare il ruolo di hub sull’aeroporto di Fiumicino”. Sorprende che la neo-presidente di Confindustria si sia precipitata ad accodarsi alla richiesta di “moratoria” per Malpensa avanzata da Formigoni e dai leader della Lega Nord: cosa direbbe se le chiedessero di mantenere attiva per due anni una linea di produzione in perdita della sua azienda? Lo Stato, del resto, non può versare altri “aiuti” a compensazione di quelle perdite, perché Bruxelles (giustamente) lo impedisce.
La Sea non sembra intenzionata a recedere dal suo ricorso, con richiesta di danni perché l’Alitalia non rispetta impegni presi da tempo per Malpensa. Air France-Klm non vuole far fronte a tale richiesta e pretende il ritiro del ricorso. È difficile dire se l’entità delle richieste di Sea sia congrua o esorbitante, ma se gli accordi c’erano è ragionevole  vi sia anche il vulnus. Al momento non si vede una via d’uscita.

DIRITTI DI TRAFFICO E QUOTE DI MERCATO

Se mantenere l’hub a Malpensa non ha senso industriale (ammesso e non concesso che avesse mai avuto senso avere un hub a Malpensa) e la moratoria sarebbe un salasso per la compagnia, ci potrebbe essere un’alternativa: rivedere i diritti di traffico (e quindi gli accordi bilaterali con i paesi extra-europei) in modo da consentire ad altre compagnie europee che lo trovassero conveniente di servire le rotte (o una loro parte) lasciate da Alitalia da e per l’aeroporto varesino. Ma Air France-Klm pone tra le condizioni sospensive della sua offerta d’acquisto, subito dopo l’accordo con le organizzazioni sindacali, “il rilascio di un impegno scritto da parte della competente autorità governativa di mantenere il portafoglio attuale dei diritti di traffico di Alitalia”.
Perché? Se quelle rotte sono in perdita, perché non lasciare che provi qualcun altro a servirle? Il timore è, evidentemente, che, qualora attivati, i voli da Malpensa portino via passeggeri dagli hub di Parigi, Fiumicino e Amsterdam e, quindi, incidano negativamente sui ricavi del nuovo gruppo. La clausola sospensiva, in sostanza, dice che la valutazione di Alitalia, che alcuni hanno giudicato oltraggiosamente bassa, senza tenere conto dei debiti che Air France-Klm si accolla e la ricapitalizzazione che si impegna a fare, dipende tra l’altro dalla sua quota di mercato effettiva e potenziale. Se la prima venisse ridotta e la seconda minacciata da una riallocazione dei diritti di traffico, Alitalia varrebbe ancora meno, forse nulla.
Che poi l’impegno scritto possa valere effettivamente qualcosa è un altro discorso: potrebbe impedire che la Commissione europea negozi nuovi accordi di open skies, dopo quello con gli Stati Uniti e che entrerà in vigore tra pochi giorni? Ovviamente no. Ma i tempi per new entries a Malpensa sarebbero comunque più lunghi. Certo che farsi dettare da Air France-Klm la politica del trasporto aereo, impedendo a Malpensa di trovare sul mercato soluzioni alternative ad Alitalia non è gradevole. Ma è il risultato della debolezza contrattuale in cui si ritrova un Governo senza più potere politico e senza alternative: insomma con le spalle al muro.
Se la scadenza del 31 marzo salta, non c’è da sperare che il “lavacro elettorale” possa improvvisamente cambiare le prospettive, a meno di credere davvero che l’araba fenice ci sia, da qualche parte, e torni a volare. Intanto, però, Spinetta sarà volato via per sempre.

(1) Che peraltro nel 2007ha avuto un fatturato di poco superiore alle perdite registrate da Alitalia nello stesso anno. 

 
 
 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. alitalia destinazione finale la voce

permalink | inviato da brando125 il 21/3/2008 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 marzo 2008
Ciarra Style 2




Ciarrapico: 
«Berlusconi non è mai stato antifascista. Lo conosco da decenni, non mi ricordo nemmeno che abbia mai festeggiato un 25 aprile».
 
Degni compari.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ciarra style

permalink | inviato da brando125 il 11/3/2008 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 marzo 2008
Ciarra Style



Leggo le dichiarazioni di Ciarrapico, signore che tifosi della Roma e dipendenti delle Terme di Fiuggi (solo per citarne alcuni) ricordano con un brivido in fondo alla schiena.
Le sua candida ammissione di non aver mai rinnegato il fascismo, purtroppo mi ha lasciato quasi inerme. In questi ultimi tempi sembra essere divenuto normalità leggere tali dichiarazioni, basti ripensare ai vaneggiamenti dei vari Storace, Santanchè, Buontempo, Alessandra Mussolini, per non parlare delle idee portate avanti dalla galassia nera che orbita all’estrema destra.
Forse la più grande colpa del Berlusconismo è di aver sdoganato ex e neo-fascisti della prima ora, aver proprio reso normali tali dichiarazioni, tali da non far creare più negli animi della gente un moto interno di ribellione.

Questa uscita ha segnalato lo scavalcamento di FI verso destra, più a destra perfino di Fini, il quale non perde occasione per convergere al centro, e segna a mio parere, l’inizio dell’opera di dissipazione (speriamo..) del vantaggio elettorale del quale gode il PdL.

La candidata di religione ebraica, Fiamma Nirenstein, ribatte sulla questione, sostenendo che certamente nel Pdl esistono differenze di posizione. Differenze di posizione!!???

Signori sostenere e rimpiangere il fascismo non si può considerare una posizione culturale, è un’aberrazione anticostituzionale, un non-valore, un non voler riconoscere che la Repubblica sia rinata nel 1948 sulla base della condivisione di precisi principi liberali e democratici

E alla luce di questi fatti le polemiche imprenditori-lavoratori, laici- cattolici, giovani-non giovani sul fronte Democratico sembrano ridimensionate alla luce di una dialettica, nel caso del Pd, convintamente democratica.
 
P.S. Ma il PdL non doveva proporre candidati puliti ed incensurati???

Le vicende giudiziarie di Ciarrapico

E’ stato condannato a due anni di reclusione l'8 marzo del 1993, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E' entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l'affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali.
Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.
(FONTE:  it.wikipedia.org)


9 marzo 2008
Un bel repulisti..finalmente

 

Riporto una notizia di oggi:

15:05
"Mastella avrà fatto anche cadere Prodi, ma sono dieci anni che sta nel centrosinistra, non è che il giorno dopo entra nel centrodestra". Lo ha detto Roberto Maroni a 'In mezz'ora' spiegando la sua contrarietà all'ingresso di Clemente Mastella nel Pdl.

Ok il discorso potrebbe filare, ma cosa ne pensano del sen.Dini?
Vi rammento alcune informazioni:

Nell'aprile 1996 si tengono le elezioni politiche, e Dini, aderendo alla coalizione di centrosinistra dell'Ulivo di Romano Prodi, si presenta con una lista personale, la Lista Dini.

Alle elezioni politiche del 2006 è rieletto senatore della Margherita.

Due pesi e due misure. Come al solito.

Comunque che bell'immagine per la politica vedere il sen.Dini seduto in prima fila nella convention del Pdl. Mi dava veramente fastidio alla vista.
Fino ad un mese fa presentava 7 punti programmatici irrinunciabili per Prodi. A cosa è dovuto questo cambio repentino? Io un'idea ce l'ho..

Sono veramente felice che Veltroni abbia deciso di tagliare i ponti con tali personaggi, e di correre in solitario.  Anche se al peggio non c'è mai fine e si spera che non spuntino novelli Dini tra i banchi del Parlamento. 

8 marzo 2008
PD is Burning
 

Mi piace la Finocchiaro 
Mi piace Bersani
Mi piace D'Alema
Mi piace Damiano
Non mi piace Calearo
Non mi piace Mastella
non mi piace Cuffaro
Mi piacciono i Cannoli ma non quelli di Cuffaro
I like Obama
Jo quiero Zapatero
Sono democratico
Voto democratico
Vivo democratico




permalink | inviato da brando125 il 8/3/2008 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 marzo 2008
Calearo....I don't understand.

 

Mi spiegate Calearo cosa c'entra con la sinistra riformista, coi lavoratori, con la sicurezza sul lavoro, con la lotta all'evasione??
L'ho appena sentito a Ballarò: ha ringraziato Mastella di aver liberato il Paese dal Governo Prodi, si è augurato la non candidatura di Visco.
In più in passato caldeggiò forme di protesta fiscale, e girano voci anche che avesse la suoneria di Forza Italia sul cellulare.
Ragazzi questo sarà un rispettabile imprenditore di successo ma è un soggetto di destra tendente al leghismo.
Ero convinto del PD.

Che cazzo combini Walter Veltroni???

Ora penso di non andare alle urne.

Ennesima delusione.



 

sfoglia
aprile       

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 8118 volte